LA VERSILIA AL CINEMA
"Giovedì scorso al Cinematografo-Lumière nel Padiglione Eden ebbe luogo una serata di beneficenza a totale profitto della 'Società di Soccorso ai Naufraghi e agl'Incendi' costituita fra i Confratelli della Misericordia. Il padiglione fu addobbato per la circostanza dai componenti dell'Associazione suddetta, che volenterosi si prestarono per la buona riuscita. Il pubblico in gran numero intervenne a questa serata e applaudì ai quadri che riuscirono di completa soddisfazione". Era il 1898 e da poco i due fratelli consacrati come inventori del cinema avevano messo a punto la loro macchina luminosa. A Viareggio, già luogo di vacanza, l'invenzione arriva subito per intrattenere il pubblico con il suo meraviglioso gioco di luci-ombre e di immagini in movimento. Prima si tratta di semplici serate allestite nei locali alla moda e poi di veri e propri cinema all'aperto, inizialmente solo estivi. La Versilia partecipa immediatamente con entusiasmo, con le sue eleganti sale, alla grande avventura, al sogno collettivo del cinematografo. E non soltanto come luogo dove si va per vedere un film, ma come scenario naturale adatto alle pellicole più disparate. La pineta selvaggia di inizio secolo, ideale per ambientazioni fantastiche, la lunga spiaggia, sia nel suo ruolo balneare e mondano, sia nella sua bellezza naturale, esaltata dalla corona delle Alpi Apuane, la storia di Giacomo Puccini, o i riti piccolo-borghesi della vacanza, l'ambiente fisico e sociale, insomma, della riviera versiliese attira le cineprese per tutto il corso del secolo.
E così troviamo un numero sorprendente di titoli di vario genere che hanno toccato questa striscia di terra, ambientandovi una parte delle vicende come la commediola Pellegrini d'amore di Andrea Forzano, con una sconosciuta ma già bellissima Sophia Loren, o la commedia sociologica di Dino Risi Una vita difficile, magistralmente interpretata da Alberto Sordi. L'intera storia si svolge facilmente in Versilia quando l'argomento è balneare come in Guendalina di Alberto Lattuada o nello spassoso Frenesia dell'estate di Luigi Zampa e in Sapore di mare e Sapore di mare 2, film cult per il filone "nostalgia anni Sessanta", ancor oggi di grande attualità. Né si può dimenticare una Laura Antonelli all'apice del suo fascino, interprete di Peccato veniale, ambientato sulla spiaggia di Forte dei Marmi negli anni Cinquanta.
Ma la storia è continuata e negli ultimi anni l'interesse per il paesaggio e l'ambiente versiliesi si è riacceso. Altre troupes sono venute a girare esterni ed interni, sia per la fiction televisiva che per il cinema vero e proprio. Tra gli ultimi film girati in Versilia ci sono Viaggi di nozze, di Carlo Verdone; I laureati, fortunata opera di esordio di Leonardo Pieraccioni, che con il suo secondo film ha sbancato i botteghini di tutta Italia e il kolossal dei sentimenti Il paziente inglese di Anthony Minghella, che ha vinto ben 9 Oscar. E ancora, Bagnomaria, di Giorgio Panariello, e Sulla spiaggia e di là dal molo, che il regista e sceneggiatore Giovanni Fago ha tratto dall'omonimo libro di Mario Tobino.
E con tanti set la voglia di lanciarsi nel mondo del cinema non poteva lasciare indenni i versiliesi. Tanti ci hanno provato, per qualcuno è stata l'avventura di un film, per altri il mestiere della vita. Stefania Sandrelli, viareggina doc, è partita poco più che adolescente per scalare la vetta del successo cinematografico e con la sua avvenenza e spontaneità è divenuta una vera protagonista del cinema italiano. Mario Monicelli ha trovato proprio qui l'ispirazione per l'arguzia dei suoi personaggi, per lo spirito autentico del genere di cui è maestro. Renato Salvatori era nato a Querceta, Barbara Cupisti e Marco Columbro sono viareggini. Macchinisti, scenografi, produttori: gli stabilimenti Pisorno hanno accolto tante maestranze che provenivano dalla Versilia.
La lunga, appassionante storia dei rapporti tra la settima arte e la Versilia è stata raccontata nel libro Viareggio effetto cinema - La Versilia e il grande schermo dai fratelli Lumière ai giorni nostri, edito da Maria Pacini Fazzi nel 1993.


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