IL TERZO BORZACCHINI UNIVERSALE OnLine
avvoàto Cencetti (it.: avvocato Cencetti)
Obsoleta definizione del lessico labronico con cui si era soliti designare persona verbosa e causidica o quanto meno dall'eloquio facile e ricco di argomenti surrettizi. Probabilmente è da riferire a un personaggio realmente esistito di cui non si è riusciti a trovare soddisfacente documentazione; peraltro il Panofsky, nel suo monumentale saggio Per un 'estetica della pettinatura alla Mascagni da lui concepito a Livorno nel suo soggiorno durante l'estate del 1951 quando ricoprì la Cattedra di Nuoto a Rana e Ritintura di Verde delle Cabine presso i Bagni Lido dell'Ardenza, allude più volte a tale Cencetti Edmeo di Antenore e Cornacchioni Rosy quale esemplare sperimentale, nel laboratorio della premiata barberia "Athos e Pampere" del rione Sorgenti, nell'esecuzione del "Taglio alla Mascagni con la variante della basetta alla Quaglierini", acconciatura che incontrò il gradimento di vasti strati della popolazione maschile del quartiere anche se talora integrata, a richiesta, dalla "sfumatura alla Andalù" imborotalcata a neve, e dal "ciuffo alla Bagnolesi", sostenuto da mestolate di brillantina. Del Cencetti in questione si sa che era pronipote di Agatone Cencetti, avvocato di una certa rinomanza, il quale era solito impegnarsi nella difesa di cause senza speranza, sostenendole con una eccezionale vis oratoria. Nello storico caso del furto della ciuca del Palandri, perpetrato per bisogno da tale Razzaguta Eufrasio che dell'animale fece duecentoottanta chili di polpette, il Cencetti invocò la seminfermità mentale per il summentovato Palandri, il quale aveva successivamente massacrato il Razzaguta a colpi di ramaiolo, con la memorabile arringa: "Il Palandri ammattì per la ciùa..." che valse una mite condanna per l'imputato e il suo riservato dominio sulle polpette avanzate. Da quel momento il formidabile e appassionato incipit del suo discorso passò nei modi di dire d'uso labronico a ironico commento di passione smodata o di fanatica inclinazione per alcunché, come, ad esempio, l'eccessivo trasporto nella pratica di un hobby, tal quale accade al mi' cognato Oreste quando s'alza la domenica mattina alle quattro e tutto bardato va a levare i palamiti con la barca tornando a casa con du' crognoli e tre ghiozzi e la mi' sorella Argia argutamente lo apostrofa: "O 'mbecille un era meglio se restavi a letto...è propio vero che il Palandri s'innamorò della Ciùa...!" cui il sullodato Oreste replica con innato garbo: "E tanto nel letto ciò na fia per ride'... è poino meglio la ciùa del Palandri di te..." (cfr.: ETTORE BORZACCHINI, La visione stilnovistica della donna angelicata - Dal Cavalcanti al mi' cognato Oreste ci corre un fottìo, Norimberga, i 988).
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